Un problema da 33 miliardi
📍 Italia
In Italia le utility – energia, gas, acqua, telecomunicazioni – affrontano un problema cronico: la morosità.
Ogni anno nel solo comparto utility si stimano circa 33 miliardi di euro di crediti insoluti, con un tasso di mancato pagamento tra il 15% e il 25% delle bollette.
Un fenomeno che pesa sui bilanci, rallenta la liquidità e costringe le aziende a investire tempo e risorse in processi di recupero spesso inefficienti.
Ma il recupero crediti nel settore utility sta cambiando: l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno aprendo la strada a un nuovo modo di gestire gli insoluti — più veloce, più economico, e conforme alle regole ARERA e GDPR.
Morosità e inefficienza nel recupero crediti utility
Le utility gestiscono milioni di posizioni attive e migliaia di pratiche di insoluto ogni mese.
I processi tradizionali di recupero crediti si basano su:
invii manuali di PEC e solleciti cartacei,
call center interni o agenzie esterne,
azioni legali lente e costose.
Questo modello genera tre problemi principali:
Costi elevati: tra costi fissi per pratica (fino a 120 €) e commissioni del 10–15%, il recupero tradizionale erode gran parte del valore del credito.
Tempi lunghi: il ciclo medio tra insoluto e incasso supera spesso i 120–180 giorni, compromettendo il cash flow.
Compliance complessa: tra GDPR e ARERA, ogni comunicazione deve rispettare tempi e modalità precise (es. clienti non disalimentabili, prescrizione biennale, rateizzazioni).
In un mercato dove il margine per cliente è basso, questi colli di bottiglia rendono il recupero crediti una fonte di perdita sistemica, più che una leva di efficienza.
Automazione e intelligenza artificiale nel recupero crediti
Le utility gestiscono milioni di posizioni attive e migliaia di pratiche di insoluto ogni mese.
I processi tradizionali di recupero crediti si basano su:
invii manuali di PEC e solleciti cartacei,
call center interni o agenzie esterne,
azioni legali lente e costose.
Questo modello genera tre problemi principali:
Costi elevati: tra costi fissi per pratica (fino a 120 €) e commissioni del 10–15%, il recupero tradizionale erode gran parte del valore del credito.
Tempi lunghi: il ciclo medio tra insoluto e incasso supera spesso i 120–180 giorni, compromettendo il cash flow.
Compliance complessa: tra GDPR e ARERA, ogni comunicazione deve rispettare tempi e modalità precise (es. clienti non disalimentabili, prescrizione biennale, rateizzazioni).
In un mercato dove il margine per cliente è basso, questi colli di bottiglia rendono il recupero crediti una fonte di perdita sistemica, più che una leva di efficienza.
I benefici per le utility
Passare a un sistema di recupero crediti automatizzato non è solo una scelta tecnologica, ma una decisione economica strategica.
Come le utility possono iniziare la transizione
Il primo passo è digitalizzare i flussi di credito e integrare strumenti di automazione nei processi già esistenti.
Ecco una roadmap in tre fasi:
Mappare i dati dei clienti insolventi (Excel, CRM, gestionale).
Centralizzare le comunicazioni (PEC, email, SMS) in un unico sistema tracciato.
Introdurre un motore AI che gestisca solleciti, piani di rateizzazione e pagamenti online.
Non serve cambiare infrastruttura: le soluzioni moderne si integrano facilmente, rispettano le policy ARERA e riducono il rischio operativo.
il futuro del recupero crediti nelle utility
L’automazione non sostituisce il controllo umano, ma lo amplifica:
il credit manager diventa un supervisore dei processi, non un esecutore di solleciti.
In prospettiva, le utility che adottano sistemi automatizzati possono:
ridurre la morosità fino al −50% sui crediti “freschi”;
tagliare del 90% i costi operativi di gestione insoluti;
migliorare la customer satisfaction, riducendo i contenziosi.
In un mercato regolato e ad alta pressione sui margini, l’automazione è l’unico modo per mantenere sostenibilità e competitività.